Aumentano le truffe agroalimentari. L’allarme è lanciato dal Presidente del Comitato Scientifico dell’Osservatorio sulla criminalità in agricoltura Giancarlo Caselli, fresco di nomina.
Non passa giorno che non si venga a conoscenza di una nuova frode alimentare. Basta seguire le varie news o servizi giornalistici dedicati ai protagonisti della nostra tavola ma soprattutto della nostra spesa.
Nata come un modo di aggirare il consumatore con alimenti di dubbia provenienza distribuiti come italiani DOP o IGP e venduti allo stesso prezzo, adesso sono diventati una piattaforma di arricchimento per la criminalità organizzata che opera non più con le armi, ma direttamente sull’importazione da paesi esteri con delle “copie” della nostra più pregiata produzione.
Un fatturato che si aggira intorno ai 14 miliardi di euro (calcolo dell’EURISPES) di cui 3 nella sola Sardegna.
“Un problema spesso dovuto alla mancanza di tracciabilità del prodotto alimentare” afferma Giancarlo Caselli “dalla quale non si riesce a risalire al Paese produttore e purtroppo agli ingredienti componenti il prodotto stesso”.
Un mercato di cui nessuno può fare a meno e dove la malavita può raccogliere a piene mani, soprattutto dai meno abbienti, che debbono risparmiare e si accontentano del prodotto a buon mercato senza andare tanto “per il sottile”, accontentandosi di una spesa conveniente anche se non propriamente di qualità. Basti pensare che le frodi a tavola, da quando è iniziata la crisi economica, nel nostro Paese sono triplicate.
Già nel 1986 con lo scandalo del vino al metanolo sono stati proprio i meno abbienti a soffrirne gli effetti in modo permanente, con morti e con lesioni agli occhi e al sistema nervoso.
La nostra speranza è che con la nuova normativa sulle etichette, in vigore da quest’anno, (di cui abbiamo già parlato QUI) si riesca a fornire una corretta trasparenza al consumatore e che cresca la coscienza di acquisire una più approfondita cultura del mangiar bene e di qualità, certo con un occhio al portafoglio, per evitare di spendere in modo sbagliato, premiando quelle aziende che del Made in Italy fanno il loro credo.
Ennio Baccianella
